Oltre alla scoperta che, collettivamente, i lanci satellitari sono diventati improvvisamente i più grandi inquinatori della Terra, il nuovo studio condotto da ricercatori dell’University College di Londra afferma che il loro inquinamento è insolitamente potente perché viene rilasciato così in alto. Il nerofumo proveniente dai razzi alimentati a cherosene può rimanere per anni nell’atmosfera superiore, dove ha un effetto climatico molto più forte della fuliggine emessa vicino alla superficie.
Lo studio ha riferito che le megacostellazioni rappresentavano già circa il 35% dell’impatto climatico del settore spaziale nel 2020 e potrebbero aumentare fino al 42% entro il 2029. A quel punto, i ricercatori stimano che il settore spaziale potrebbe rilasciare circa 870 tonnellate di fuliggine all’anno, una cifra vicina alla produzione annuale di fuliggine di tutte le autovetture nel Regno Unito.

Questo aumento è legato al modello di business che prevede la sostituzione di un minor numero di satelliti dalla vita più lunga con costellazioni più grandi di satelliti dalla vita più breve. Starlink di SpaceX è l’esempio più forte, ma anche Leo di Amazon e i sistemi cinesi come Guowang e Qianfan si stanno espandendo rapidamente. I rientri aggiungono un altro problema, perché i satelliti e i corpi dei razzi che bruciano possono rilasciare ossidi di alluminio e altri composti che interagiscono con la chimica dell’ozono.
Uno dei motivi per cui la questione sta attirando l’attenzione è il possibile (e strano) effetto collaterale dell’inquinamento: un leggero effetto rinfrescante dovuto alla luce solare riflessa o assorbita dalla fuliggine. Tuttavia, gli scienziati mettono in guardia dal considerarlo un vantaggio: il meccanismo assomiglia alla geoingegneria, tranne che avviene per caso, senza consenso e senza alcuna reale supervisione. E una volta che lo slancio aumenta, cioè quando decine di migliaia di satelliti sono in orbita, il flusso di rifiuti diventa una routine e non un’eccezione.
Credito immagine principale: Starlink