Nuova autostrada per gli asteroidi? Space Rock Orbit rivela una scorciatoia a sorpresa per Marte

Un calcolo rivisto degli asteroidi potrebbe aver aperto una nuova superstrada per Marte e ritorno; gli esperti ritengono che potremmo ridurre il tempo necessario per un viaggio di andata e ritorno verso il Pianeta Rosso da 14-20 mesi a più della metà. L’idea nasce da un articolo pubblicato nel Acta Astronautica che trattava un’orbita iniziale e successivamente corretta per l’asteroide 2001 CA21 come una sorta di mappa per viaggi interplanetari più veloci.

L’attrattiva dello studio è semplice: i veicoli spaziali non hanno bisogno di seguire la linea più evidente tra i pianeti se un percorso diverso si allinea meglio con la geometria del sistema solare. Marcelo de Oliveira Souza, ricercatore e autore principale, ha osservato il piano previsto dell’asteroide e ha cercato rotte di trasferimento su Marte che rimanessero entro cinque gradi da quell’inclinazione. Il motivo per cui questo vincolo è importante è perché una traiettoria più vicina all’aereo può consentire a una nave di muoversi più direttamente attraverso lo spazio invece di perdere tempo e carburante per correggere il suo angolo.

Marte nasa1

La scoperta di Souza non riguarda solo la velocità, ma anche il tempismo. Le opportunità su Marte arrivano in cicli di circa 26 mesi quando la Terra passa tra il Sole e Marte, ma Souza ha scoperto che solo l’opposizione del 2031 ha prodotto il giusto allineamento per il percorso ispirato al CA21. In quella finestra ci sono due possibili profili di missione di andata e ritorno: uno della durata totale di circa 153 giorni e un altro di circa 226 giorni. L’opzione più breve si suddivide in circa 33 giorni in andata, 30 giorni intorno a Marte e 90 giorni a casa.

Sembra quasi sconsiderato per gli standard di Marte. Un normale viaggio di sola andata dura spesso dai sette ai dieci mesi, quindi la traiettoria suggerita rappresenterebbe una notevole compressione del calendario delle missioni, soprattutto per quelle in cui il tempo trascorso nello spazio profondo aumenta costi e rischi. Per gli esploratori umani, la riduzione del tempo trascorso nello spazio equivale a una ridotta esposizione alle radiazioni, oltre a minori richieste di supporto vitale e logistica. Anche per le missioni robotiche, transiti più brevi potrebbero significare minore complessità e opportunità di lancio più frequenti.

C’è però un problema: il percorso di questo asteroide ovviamente non è stato dimostrato per un veicolo spaziale già in servizio. In definitiva, lo è un esercizio su carta che utilizza una previsione orbitale anticipata come strumento di screening, il che ci mostra anche che anche i dati imperfetti possono rivelare geometrie utili se gestiti in modo creativo.

Crediti immagine: NASA/JPL