Il rover Perseverance della NASA ha inviato un altro autoritratto da Marte (il sesto), catturato nel punto più lontano a ovest che la missione abbia mai raggiunto. La straordinaria immagine composita mostra il rover appollaiato su un terreno accidentato oltre il bordo del cratere Jezero, offrendo sia una pietra miliare visiva che un contesto scientifico critico per la sua continua esplorazione.

Il selfie è stato assemblato da 61 immagini scattate l’11 marzo (o Sol 1.797 della missione) nel corso di un’ora utilizzando la cam WATSON (Wide Angle Topographic Sensor for Operations and eNgineering) montata sulla punta del braccio robotico di Perseverance. L’immagine risultante mostra il rover che fissa uno sperone roccioso soprannominato “Arathusa”, che il rover aveva appena abraso con il trapano per esporre la roccia fresca sottostante.

Katie Stack Morgan, scienziata del progetto Perseverance presso il JPL della NASA, ha dichiarato: “Abbiamo scattato questa immagine quando il rover si trovava nel ‘selvaggio West’ oltre il bordo del cratere Jezero, il punto più a ovest in cui siamo stati da quando siamo atterrati a Jezero poco più di cinque anni fa.”
Il bordo occidentale è particolarmente interessante perché espone alcune delle rocce più antiche del sistema di crateri, risalenti potenzialmente a quando Marte aveva ancora laghi e forse condizioni adatte alla presenza di organismi microbici.
Il rover si sta ora avvicinando all’equivalente di una maratona percorsa su Marte, avendo percorso oltre 28 chilometri dall’atterraggio. Non male per un velivolo con una durata della missione primaria originale di un anno marziano (687 giorni terrestri).