Prima di tutto dobbiamo fornire un po’ di contesto. Questo 007 First Light è atteso per il 27 maggio su PC, PlayStation 5 e Xbox Series, e soprattutto segna il ritorno di James Bond ai videogiochi dopo una lunghissima assenza. Parliamo ancora di quindici anni senza alcun vero adattamento importante, il che è enorme per una licenza così iconica. E inevitabilmente, con un personaggio così ancorato alla cultura popolare, le aspettative sono particolarmente alte. Non basta fare un buon gioco: bisogna fare un buon gioco di James Bond, che richiede tutta l’immaginazione, una certa messa in scena, un ritmo e un modo molto specifico di rappresentare l’azione e lo spionaggio. E questo è probabilmente uno dei punti più importanti da comprendere prima ancora di entrare nei dettagli. Laddove Hitman fa affidamento su un’infiltrazione metodica, fredda, quasi clinica, 007 First Light assume pienamente una dimensione molto più cinematografica, più ritmata, con questa idea che tutto può cambiare molto rapidamente da una situazione controllata al caos totale. Questo non è un gioco in cui tutto deve andare perfettamente secondo un piano prestabilito; è un gioco in cui l’inaspettato è parte integrante dell’esperienza, proprio come nei film di James Bond.
AGENTE 00-47
A questo si aggiunge un altro elemento essenziale: lo studio dietro il progetto, IO Interactive, noto principalmente per la saga di Hitman. Ed è proprio questa associazione a suscitare tanta curiosità. Perché sulla carta affidare James Bond ai creatori di Hitman sembrava logico, ma in realtà i due universi si basano su filosofie quasi opposte. Hitman apprezza la discrezione assoluta, una pianificazione quasi precisa e il controllo totale del suo ambiente. James Bond è un personaggio molto più istintivo, che improvvisa costantemente e le cui missioni molto spesso vanno male. Agente 47, quando uccide un ragazzo, nasconde sistematicamente il suo corpo, James Bons, non gli importa del ragazzo che ha appena distrutto, lo lascia lì e quindi di questo atteggiamento, lo studio IO Interactive ne ha tenuto conto.
Ed è lì che 007 Prima luce trova parte della sua rilevanza. Il gioco non cerca di trasformare James Bond in un assassino silenzioso, ma piuttosto di adattare alcune meccaniche di infiltrazione a un personaggio che, per sua natura, è molto più esposto e molto più dinamico nel modo in cui agisce. E questa scelta si avverte subito nel modo in cui il gioco introduce il suo personaggio.
Qui interpretiamo un giovane James Bond, 26 anni, che non è ancora un agente 00. Non ha quindi ancora la licenza di uccidere e, soprattutto, è ancora in fase di apprendimento. Non è ancora l’icona che tutti conoscono, ma una versione più cruda e imperfetta, che deve mettersi alla prova e imparare dai propri errori. Questo era già il caso di Daniel Craig nel 2006, quando divenne Bond, ma con questo James Bond di 26 anni bisogna aggiungere un po’ più di immaturità. Di conseguenza, questo posizionamento permette al gioco di raccontare una storia diversa, ma anche di giustificare alcune meccaniche di gioco, in particolare questa idea di un agente che non sempre ha il controllo totale sulle situazioni. Durante la sessione pratica, durata dalle 3 alle 4 ore, c’erano tre diverse missioni da completare. Il primo fungeva da introduzione narrativa, con una messa in scena molto marcata e una progressione abbastanza direttiva, un po’ per ricordarci che sì, 007 First Light sarà un gioco narrativo, molto marcato, quasi cinematografico, un genere che in definitiva manca un po’. La seconda missione era più un tutorial e introduceva gradualmente la meccanica dell’infiltrazione. Impariamo a muoverci con discrezione, a distogliere l’attenzione dei nemici, a sfruttare lo scenario e a neutralizzare i bersagli senza essere individuati. Niente di rivoluzionario, ma una base solida che permette di comprendere rapidamente le problematiche del gameplay. È soprattutto la terza missione che ci ha permesso di cogliere la vera ambizione del gioco. Ci troviamo in una situazione più aperta, con diversi obiettivi e soprattutto diversi approcci possibili. Ed è qui che il gioco inizia davvero ad avvicinarsi a ciò che ci aspettiamo da una moderna esperienza di James Bond.
GRATIS, MA NON TROPPO
In effetti, il gameplay si basa in gran parte sulla libertà di approccio. Per la stessa situazione sono possibili diverse soluzioni e il gioco incoraggia chiaramente il giocatore a sperimentare. Durante un’infiltrazione in un gala londinese, ad esempio, è possibile fingere di essere un giornalista, manipolare una guardia bluffando, rubare una tessera d’accesso o addirittura distogliere l’attenzione dei nemici utilizzando diversi gadget. Anche questi gadget svolgono un ruolo centrale nell’esperienza, poiché troviamo in particolare un orologio in grado di hackerare dispositivi elettronici, così come obiettivi che ci permettono di analizzare l’ambiente e individuare le minacce. Tuttavia, il loro utilizzo è limitato, costringendo il giocatore a pensare alle proprie azioni e a gestire le proprie risorse. Devi ricaricare regolarmente la tua attrezzatura, recuperare energia e scegliere il momento giusto per intervenire. Questo vincolo rafforza l’aspetto strategico del gameplay, impedendo al tempo stesso che i gadget diventino una soluzione sistematica a tutti i problemi.
Ma ciò che il gioco risalta davvero è il modo in cui integra l’azione. A differenza di Hitman, dove il combattimento è spesso visto come un fallimento, qui è pienamente abbracciato e persino incoraggiato in determinate situazioni. E questo corrisponde molto meglio all’immagine che abbiamo di James Bond. Gli scontri, in particolare il combattimento corpo a corpo, sono particolarmente riusciti e meritano la nostra attenzione. Il sistema si basa su una logica di lettura e reazione, dove è fondamentale osservare i movimenti dell’avversario, anticipare gli attacchi e scegliere il momento giusto per agire. Ed è proprio qui che possiamo stabilire un interessante parallelo con il gioco Sifu, ma ovviamente senza raggiungere lo stesso livello di requisiti tecnici, perché non è quello l’obiettivo, siamo su un gioco di popcorn, il grande pubblico, i detentori dei diritti, non vogliono un gioco ipercomplesso. Di conseguenza, 007 First Light riprende questa idea di combattimento basato sul ritmo, sulla pazienza e sull’analisi. La fretta è spesso la strategia peggiore, soprattutto quando sono presenti più nemici. Come in Sifu, la gestione dello spazio diventa fondamentale: bisogna evitare di farsi circondare, sfruttare lo scenario per avvantaggiarsi e sfruttare ogni apertura, altrimenti il game over è garantito. Inoltre i combattimenti hanno un lato molto crudo, quasi disordinato, che li rende in qualche modo particolarmente interessanti. Puoi afferrare un nemico, lanciarlo contro un muro, usare un oggetto vicino per incatenarlo o persino improvvisare a seconda della situazione. Questo approccio rafforza l’idea di un Bond più fisico, più diretto, ispirato ai film recenti, in particolare a quelli con Daniel Craig.
SIFU CCI VEDIAMO ANCHE
Anche le fasi di tiro sembrano piuttosto convincenti, soprattutto grazie ad una gestione delle munizioni piuttosto restrittiva. Il giocatore è spesso costretto a raccogliere le armi nemiche e a ricaricare le proprie munizioni, sapendo che le armi raccolte spesso hanno anche munizioni scarse, e questo rafforza il lato dell’improvvisazione e mantiene una certa tensione negli scontri. Detto questo, non è ancora tutto perfetto e c’è un aspetto in cui 007 First Light sembra essere piuttosto debole, o addirittura un fallimento, e cioè l’intelligenza artificiale dei nemici, che è molto disomogenea, con comportamenti a volte incoerenti che possono danneggiare l’immersione. Fondamentalmente i nemici hanno gli occhi di una lince, ma sono sordi come una pietra. Ad esempio, ci sono momenti in cui Bond può emettere un rumore assordante a 10 metri da un ragazzo e non sente nulla, ma d’altra parte essere notato a più di 50 metri di distanza perché eri nel suo campo visivo, è spietato. È un equilibrio complicato gestire l’IA dei nemici, lo vediamo in 3-4 giochi, sono mal regolati, perché è un elemento che richiede molto tempo e perché a volte gli sviluppatori fanno scelte non credibili e volontarie per mantenere un certo equilibrio per i giocatori, soprattutto in questo caso. E vi ricordo che questo 007 First Light vuole piacere soprattutto a Gérard, 50 anni, sposato, padre di 2 figli e che non vuole preoccuparsi di una lunga giornata di lavoro, ma anche a Kévin, 13 anni, che sta scoprendo una nuova passione per i videogiochi.
Nonostante questa intelligenza artificiale difettosa, il tutto rimane comunque molto promettente. 007 Prima luce dà la sensazione di voler offrire un’esperienza coerente, fedele all’universo di James Bond, pur essendo accessibile e dinamica. Il gioco riesce a trovare un interessante equilibrio tra infiltrazione, azione e narrazione, anche se questo equilibrio rimane ancora fragile. Resta ora da vedere se questa formula reggerà nel tempo e se il gioco sarà in grado di rinnovare sufficientemente le sue situazioni per mantenere vivo l’interesse del giocatore. Ma dopo queste prime ore, una cosa è certa: 007 First Light non si accontenta di essere un semplice gioco stealth o un semplice gioco d’azione. Tenta di combinare i due, con un approccio decisamente cinematografico, che potrebbe benissimo segnare il riuscito ritorno di James Bond ai videogiochi.






