Gli astronomi dell’Università di Warwick hanno utilizzato lo strumento AI RAVEN per esaminare i dati di oltre 2,2 milioni di stelle e convalidare 118 nuovi pianeti, inclusi 31 mondi appena identificati, producendo allo stesso tempo più di 2.000 candidati selezionati per futuri follow-up. Il suo mega bottino include pianeti di periodo ultra-breve che corrono attorno alle loro stelle in meno di un giorno e oggetti rari nel cosiddetto deserto di Nettuno, dove la teoria prevede che i pianeti siano scarsi.
Gli autori affermano che il bottino più che raddoppia il numero di candidati TESS conosciuti, e ne hanno confermato uno con Magellano: un Giove caldo attorno a TIC 183374187, una stella dal disco spesso povera di metalli, dimostrando che il gasdotto può tirare fuori dal rumore i pianeti reali.

Anche se è bello che gli astronomi abbiano trovato più pianeti, è il modo in cui li hanno trovati che ha cambiato le regole della caccia guardando ben oltre le stelle luminose e evidenti che hanno dominato le precedenti indagini sugli esopianeti. Ad esempio, T16 si è spinto verso stelle deboli fino alla magnitudine 16 nella banda TESS, una regione del cielo che le ricerche precedenti avevano lasciato in gran parte inesplorate.
Il “vecchio” modo di scoprire gli esopianeti si basava sulla pazienza, sulle stelle luminose e sul targeting ristretto; quello nuovo dipende dall’apprendimento automatico, dalla massa di dati e dalla volontà di cercare dove l’universo è stato debole e scomodo. Ora abbiamo i muscoli computazionali che esaminano attentamente i luoghi e scoprono mondi e oggetti che prima rimanevano invisibili.
Pertanto, si può dire che la conseguenza più importante di questi risultati potrebbe essere una vetrina metodologica piuttosto che numerica. Se sondaggi come T16 e RAVEN continuano a crescere, l’astronomia degli esopianeti smette di essere un gioco di scoperte isolate e diventa una mappa statistica dei sistemi planetari in tutta la galassia.