Casualmente, nel 2026, lo studio Playground Games ha parecchia pressione sulle spalle. Perché prima di lanciare Fable nel corso dell’anno, Playground Games ritorna con quella che è di gran lunga la sua licenza di punta: Forza Horizon, installata ormai da più di 10 anni e che si è affermata come una scommessa sicura nel gioco di corse arcade open world. Da diversi episodi la formula è nota a tutti, forse troppo per alcuni, ma qualunque cosa accada, un nuovo Forza Horizon fa sempre piacere. Inoltre, questo nuovo episodio era particolarmente atteso per un semplice motivo: il Giappone. Abbiamo potuto assaporarlo per diverse ore ed è giunto il momento di condividere con voi le nostre sensazioni.
Con Forza Horizon 6, Playground Games porta finalmente la sua licenza in Giappone, un’ambientazione che i fan aspettavano da anni, e fin dai primi minuti è difficile non lasciarsi prendere dalla proposta poiché il gioco ha padroneggiato perfettamente il suo ingresso in materia. L’introduzione, fedele a quanto propone la serie da diversi episodi, collega le sequenze spettacolari facendo spostare il giocatore da un veicolo all’altro, attraverso ambienti diversi. Strade di montagna, aree rurali e primi scorci del lato urbano di Tokyo, il tutto con un senso del ritmo e della messa in scena che rimane più efficace che mai, anche se l’elemento sorpresa è chiaramente diminuito nel tempo. Superata questa parentesi, il gioco ritorna rapidamente ad una struttura conosciuta, con una progressione che passa attraverso una serie di test che permettono l’accesso al festival Horizon, uno schema ormai molto marcato che dà subito una sensazione di déjà vu, soprattutto per chi segue la licenza da diversi anni.
GIAPPONE ICHIBAN
Dove Forza Horizon 6 riesce davvero a catturare l’attenzione, però, è nel suo utilizzo del Giappone come parco giochi, perché il cambio di scenario funziona immediatamente e costituisce senza dubbio l’argomento principale di questo episodio. La mappa è particolarmente densa e varia, collegando senza soluzione di continuità strade tortuose intorno al Monte Fuji, zone rurali più tranquille ideali per la contemplazione, e soprattutto una versione di Tokyo che si distingue come una delle ambientazioni più ambiziose mai offerte nella serie. La città gioca chiaramente su una verticalità più marcata, con autostrade sospese, ampi viali ideali per la velocità pura e strade molto più strette che richiedono una guida più precisa, creando un vero e proprio contrasto di sensazioni e rinnovando leggermente il ritmo delle corse. Forza Horizon 6 proverà anche a ridare un senso al suo open world, ponendo più enfasi sull’esplorazione piuttosto che sull’accumulo di attività. L’introduzione di un sistema di nebbia di guerra, che rivela gradualmente la mappa mentre si viaggia, cambia leggermente il modo in cui ci si avvicina al gioco, dando una vera impressione di scoperta laddove i giochi precedenti a volte potevano dare la sensazione di una mappa sovraccarica di icone. Questo approccio è rafforzato dalla moltiplicazione di piccole attività sparse nell’ambiente, come i “Time Attacks”, le gare di resistenza o anche le auto da sbloccare direttamente nel mondo tramite opportunità una tantum, tutti elementi che invogliano ad abbandonare la strada principale e semplicemente andare in giro senza un obiettivo specifico. Il gioco ti incoraggia quindi a comportarti più come un esploratore che come un semplice concorrente, un orientamento piuttosto gradito che a volte dà l’impressione di vivere un vero e proprio viaggio su strada più che una successione di gare.
TRA TRADIZIONE E MODERNITÀ (sembra)
Tuttavia, una volta imbracciato il controller, la sensazione di già giocare ritorna abbastanza rapidamente, perché la guida rimane estremamente vicina a ciò che la serie offre da diversi episodi. Questo non è necessariamente un difetto quando scopri la serie per la prima volta, ma se sei un fan di Forza, stai navigando in un territorio molto o addirittura troppo familiare. Detto questo, troviamo questo mix molto accessibile tra sensazioni arcade e credibili, con una maneggevolezza immediata e un piacere di gioco sempre presente, sia che stiamo cercando di collegare le curve con precisione o semplicemente di guidare a tutta velocità senza farci troppe domande. Alcuni aggiustamenti sono percepibili, soprattutto nelle animazioni o nel sound design, ma si tratta più di una questione di perfezionamento che di una vera e propria evoluzione. Anche le rare novità, come la possibilità di far guidare l’IA ad un evento, danno un’impressione un po’ strana, perché se forniscono una certa comodità, sembrano andare contro questa dichiarata voglia di favorire l’esplorazione e il piacere di guida.
È qui, in definitiva, che Forza Horizon 6 lascia un’impressione più contrastante, perché nonostante tutte le sue evidenti qualità, fatica a rinnovarsi in profondità. La struttura complessiva, la progressione, le sensazioni di guida, tutto questo rimane estremamente vicino agli episodi precedenti, al punto da dare la sensazione che la serie si stia ormai evolvendo a piccoli passi più che in veri e propri cambiamenti. Ciò non rende il gioco meno bello, anzi, poiché rimane immediatamente piacevole e perfettamente controllato, ma ne limita anche la capacità di sorprendere, soprattutto per i giocatori abituali.
A livello tecnico, però, è difficile criticargli qualcosa, poiché il gioco conferma ancora una volta il know-how di Playground Games con una produzione solida, ambienti dettagliati e una resa complessiva molto pulita, nonostante alcune piccole imperfezioni osservate in questa versione di anteprima. Ma al di là di questa maestria, una domanda comincia a sorgere in modo del tutto naturale: fino a che punto la formula può continuare così senza reinventarsi davvero? Perché se questo viaggio in Giappone è innegabilmente riuscito, con paesaggi suggestivi e un’atmosfera che funziona immediatamente, non basta però a mascherare del tutto un’impressione di ripetizione che lentamente prende piede. Ci vediamo il mese prossimo per scoprire se Forza Horizon 6 saprà rinnovarsi nel tempo, anche se resta piacevole da giocare.


